COLONIE: ALLA SCOPERTA DELLA MONTAGNA

Nate nell’Ottocento per i bambini affetti da malattie tubercolari, durante il fascismo sono diventate luoghi di propaganda. L’orgoglio del ventennio passava anche per l’irrobustimento dei fanciulli più fragili e deperiti. Nel dopoguerra recuperarono una spinta prettamente sociale per poi finire nella polvere con il boom economico. Le giovanili ‘adunate’ estive trovavano ambientazione anche nelle colonie montane. Numericamente meno cospicue delle consorelle ‘marine’, non differivano però, da queste, nei caratteri essenziali…

Colonia montana Genovese

In occasione dell’inaugurazione fu battezzata “Colonia dei Balilla di Genova `Benito Mussolini”, ma contemporaneamente cominciò a essere chiamata genericamente Colonia Genovese, poi in rapida sequenza, durante il periodo fascista, fu di volta in volta intitolata: “Colonia Alpina XXI Aprile”, “Colonia Alpina Benito Mussolini”, “Tendopoli Benito Mussolini”, “Colonia Ansaldo”. Dopo la guerra si alternarono altri nomi: “Colonia climatica di Genova”, “Colonia Alpina”, e infine ancora “Colonia Genovese”, nome con la quale è nota anche oggi.

La Colonia Genovese divenne un preciso punto di riferimento nella storia e nella vita sociale di Piazzatorre. L’imponente edificio (lungo 61 metri, largo 23 e composto da quattro piani oltre al sottotetto) fu considerato all’epoca della costruzione nel 1927 una struttura modello nel suo genere: nel seminterrato erano ubicati i magazzini; al piano terreno le sale di ricevimento e gli uffici di rappresentanza, il refettorio, la cucina e i locali di servizio; al primo piano i dormitori per i ragazzi, le camerette per gli ufficiali; al secondo piano altri dormitori e, nel sottotetto del corpo centrale, strutturato a mansarda, ancora dormitori e l’infermeria. Circondata da un’ampia pineta e da ben 1200 metri quadrati di prato, la colonia fu voluta dalla Federazione fascista di Genova che la destinò ad accogliere i soggiorni estivi dei ragazzi della città ligure.

Dal mese di luglio del 1928 seicento/mille balilla dagli otto ai dodici anni, più un centinaio di assistenti si alternavano in turni di un mese nella colonia. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale la colonia cominciò a ospitare, oltre a ragazzi e giovani di diversa età, anche soldati italiani e stranieri: le cronache del tempo sono ricche di tristi episodi che non rivanghiamo qui. Dopo la guerra la colonia ospitò gli allievi della Scuola del Corpo Forestale dello Stato, poi fu assegnata al Comune di Genova che continuò per diversi anni a mandarvi i ragazzi della città, negli anni Sessanta fu l’ltalsider di Genova a farne sede dei soggiorni estivi dei figli dei propri dipendenti, quindi verso la metà degli anni Settanta l’edificio fu affittato dall’Opera Bergamasca che lo utilizzò in sostituzione della propria colonia di Piazzatorre costretta a chiudere (fotografie qui). Quindi, negli anni Ottanta il complesso entrò in possesso della Regione Lombardia e continuò ad essere usato come colonia ancora per un decennio, poi negli anni Novanta fu definitivamente chiuso. La colonia è stata infine acquistata, all’inizio di questo secolo, dal comune di Piazzatorre intenzionato a trasformarla in struttura di ricettività turistica.

Colonia montana Genovese, nota con molti nomi diversi “Colonia dei Balilla di Genova `Benito Mussolini”
Piazzatorre (BG)
Coordinate 45.994301, 9.694707

Colonia montana Bergamasca

La bellezza di Piazzatorre, le sue montagne e l’aria salubre furono i motivi che convinsero l’Opera Bergamasca per la salute dei fanciulli ad erigervi un fabbricato per raccogliere nella stagione estiva un centinaio di ragazze e ragazzi. L’inaugurazione venne fatta nel giugno del 1903 e l’Opera Bergamasca operò fino alla fine degli anni 90 del XX secolo.

Per oltre due mesi, da inizio di luglio del 1945 sino alla fine di settembre del 1945, la Colonia Bergamasca accolse, su richiesta al Governo Alleato e al CLN di Milano, i bambini ebrei orfani sopravvissuti alla Shoah raccolti dalla Brigata Ebraica nei diversi campi profughi. Verso la fine di settembre del 1945 i ragazzi si trasferirono a Selvino nella colonia di Sciesopoli (qui le mie fotografie). Così si ricorda nel libro sui Bambini di Selvino scritto da Aharon Megged: “A ripulire la casa Sciesopoli di Selvino, furono tra i primi i ragazzi della ‘banda di Magenta’ e i bambini giunti dalla casa troppo piccola di Piazzatorre.”

Colonia montana Bergamasca, nota anche come Opera Bergamasca per la salute dei fanciulli
Piazzatorre (BG)
Coordinate 45.989591, 9.683238

Colonia montana Calvi

La colonia montana Fratelli Calvi o colonia “Villa San Pier Damiani del seminario di Faenza” di Lenna è ora di proprietà della Chiesa ortodossa di rito copto, senza ospiti e chiusa.

Originariamente intitolata ai quattro fratelli Calvi, Natale (1887-1920), Attilio (1889-1916), Santino (1895-1917) e Giannino (1899-1919), nati a Piazza Brembana, militari e ufficiali degli alpini, operarono durante la prima guerra mondiale. Nel corso degli anni la storia dei fratelli è stata rappresentata quasi come un mito, voluto e mantenuto dalla retorica della politica del tempo, successivamente tramontato con il mutamento del contesto politico. In questo non va dimenticato che al tempo dei fatti la società era ancora animata dai valori e dagli ideali che il risorgimento aveva trasmesso e che potevano essere vissuti fino al sacrificio.

Colonia montana Fratelli Calvi, nota anche come Villa San Pier Damiani del Seminario di Faenza
Lenna, Cantone San Francesco (BG)
Coordinate 45.944287, 9.701461

Colonia montana Ferrovieri di Valnegra

Dal quindicinale cattolico “L’Alta Valle Brembana” del 12 settembre 1937:

VALNEGRA PARTENZA DEI VILLEGGIANTI – Quasi tutti i numerosi villeggianti sono tornati alle loro case rifatti nella loro salute. Anche le allegre bambine della numerosa Colonia Ferrovieri Fascisti sono partite: formavano la nota allegra del paese. Che il Signore le conservi buone e sane.

Nella storia del Collegio Gervasoni, poi Collegio San Carlo di Valnegra, già convitto, ora scuola secondaria di I° Grado Gervasoni, restera’ celebre la lunga parentesi della presenza nella sede dello stesso collegio della Colonia Ferrovieri negli anni tra le due guerre.

Colonia montana Ferrovieri Fascisti presso il Collegio/Convitto San Carlo di Valnegra già Collegio Gervasoni
Valnegra (BG)
Coordinate 45.949026, 9.690178

Colonia montana Ferrovieri di Ballabio

Nell’ottobre del 2018 all’età di 89 anni, se n’è andata la signora Adele Valtolina, vedova di Benedetto Vergottini – con il quale è stata per lunghi anni custode della colonia dei ferrovieri di Ballabio. “I miei genitori hanno lavorato per la colonia OPAFS (Opera di Previdenza ed Assistenza Ferrovie dello Stato) per ben 35 anni” – racconta Gianpiero, uno dei tre figli della coppia. “Papà era addetto, nei mesi invernali, alla manutenzione dell’area verde D’estate, quando la colonia era attiva con i bambini, lui era un tuttofare: faceva varie riparazioni, controllava il cancello, apriva e chiudeva le macchine… Mia mamma invece si occupava della portineria. Mio padre è stato assunto nel 1964 ed è andato in pensione nel 1999″.

Dal 1934 era stata affidata all’OPAFS la gestione delle colonie estive delle FS, nel tempo diventarono diciotto: sei montane e dodici marine. Tra quelle montane c’era appunto la colonia Ferrovieri di Ballabio. Le altre montane a Limone, Pian di Doccia, Acerno, Gambarie, Ficuzze e quelle marine a Cervia, Bellaria, Riccione (fotografata anche lei), Senigallia, Porto San Giorgio, San Menaio Garganico, Marina di Pisa, due a Calambrone, San Terenzio di Lerici, Castellammare di Stabia, Golfo Aranci.

La colonia di Ballabio oggi è un immobile tenuto chiuso da troppi anni, di proprietà di un soggetto privato che l’ha lasciata così, in attesa di una improbabilissima vendita o di una destinazione profittevole. Che puntualmente non si è mai presentata.

Colonia montana Ferrovieri Milano “Alessandro Mussolini”, nota anche come Colonia montana OPAFS
Ballabio (LC)
Coordinate 45.89884, 9.4264

Colonia montana Costanzo

La struttura fu realizzata tra il 1930 e il 1935 dalla gioventù italiana Littorio. Nel luogo dove ora sorge il CFPA funzionò, negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, una Colonia climatica alpina della Federazione fascista. Dopo l’8 settembre 1943, con l’avvento della R.S.I., l’edificio divenne caserma della G.N.R. con un presidio di 30/40 militi che controllavano la Valvarrone e la Valsassina. Nel 1944 ci fu una consistente presenza di formazioni partigiane della 55° Brigata Rosselli che il 13 settembre 1944 attaccarono la caserma e la costrinsero alla resa. Finita la guerra, la struttura rimase abbandonata fino al 1957.

​Grazie alla volontà dell’allora amministrazione comunale, fu ricostruita interamente con i fondi della legge sui danni di guerra. Nel 1972 la proprietà passò alla regione che la rese un Centro di Formazione Alberghiera, rendendola un’istituzione prestigiosa e un punto di riferimento nel sistema formativo alberghiero della regione.


Colonia alpina “Costanzo Ciano”
Casargo (LC)
Coordinate 46.05313, 9.39324

Colonia montana La Roccolina

La colonia “La Roccolina” (o “Mauri”) è a Cortenova, in provincia di Lecco, alle pendici della Grigna e gode di un incantevole panorama sul territorio. Oggi l’antica colonia è la sede della Scuola Primaria “Giovanni Bellomi”.


Colonia alpina “La Roccolina”, nota anche come Colonia alpina “P. Mauri”
Cortenova (LC)
Coordinate 45.99562, 9.38582

Colonia montana Sciesopoli

Oggi Sciesopoli è un luogo della memoria abbandonata.

La Brigata ebraica, che faceva parte dell’esercito inglese, aveva setacciato l’Europa dell’Est devastata per raccogliere e portare in Italia i bambini sopravvissuti alla Shoah. Bisognava curarli, farli mangiare, insegnargli una lingua comune, l’ebraico. Racconta lo storico milanese Marco Cavallarin: “La comunità ebraica di Milano, i pochi che erano rimasti, chiese un posto per raggrupparli. Ferruccio Parri, con il prefetto Lombardi, e il sindaco Greppi, decise che c’era la colonia fascista di Sciesopoli, intitolata al patriota Amatore Sciesa”, la colonia più bella d’Europa, secondo la propaganda fascista. Piscina riscaldata, 17mila metri quadri di parco, sala cinema, dormitori con i lettini bianchi, tutti in fila. Era rimasta vuota, “mandiamoli lì”. Così il gioiello del regime era diventato il rifugio delle sue vittime, uno scherzo del destino. La colonia venne affidata alla Brigata ebraica, che riciclò la struttura e ci mise i suoi, di bambini.

Il Comune di Selvino, duemila abitanti, sta facendo una battaglia per salvarlo assieme a Cavallarin e ad alcuni di quei bambini. Tutti rimpatriati nel ’48 nell’unica patria che poteva accoglierli: Israele. Nei kibbutz si sono sposati, hanno avuto figli e poi nipoti e ogni tanto – l’ultima volta nel 2015 – alcuni di loro sono risaliti per questa strada a tornanti, sono arrivati al cancello, l’hanno aperto e si sono messi a ridere e ad abbracciarsi, ricordando che qui è cominciata una vita nuova.

Negli anni successivi, la colonia è stata usata dal Comune di Milano per altri bambini sfortunati, poi nel ’90 è finita all’asta e nelle mani di un’immobiliare che ci voleva fare un albergo. Progetto fallito, tutto è finito ai rovi. Nel campo di calcio sono cresciuti gli alberi, la piscina è interrata. Dentro, rottami e vetri rotti, “hanno rubato tutto, lavandini e termosifoni, ma è ancora un posto meraviglioso”, dice Aurora Cantini, poetessa che vive su questo altopiano.


Colonia Fascista “Sciesopoli”, anche Pio Istituto di Santa Corona, anche Istituto Climatico Permanente
Selvino (BG)
Coordinate 45.79131, 9.7544

Colonia montana Dalmine

La decisione di costruire un apposito edificio come colonia alpina a Castione della Presolana maturò nel 1930 avendo come obiettivo la salute dei bambini e quando la Società Dalmine ritenne ormai insufficiente ospitare i figli dei dipendenti presso altri istituti. Viene pertanto acquistato a Castione della Presolana un terreno coperto quasi completamente da una pineta e sul quale sono presenti due fabbricati. La Dalmine si era così assicurata la balconata più panoramica.

L’incarico di progettare la nuova colonia è affidato all’arch. Giovanni Greppi (1884-1960), la cui creatività è però ostacolata dal problema del contenimento dei prezzi. L’edificio viene completato e inaugurato solo il 9 luglio 1933 e intitolato alla memoria di Mario Garbagni, presidente della Società da poco deceduto. La nuova colonia si compone di un imponente edificio a quattro piani, che racchiude 55 locali su un’area di 750 mq con un volume di 12.000 mc. La parte di maggior importanza però è rappresentata sicuramente dai giardini, circondati da una pineta e pascoli per 34.000 mq. Il fabbricato si compone di una grande rotonda di testa, dalla sala riunione e sala per attività ricreative, e di un corpo rettangolare, dove sono collocati i dormitoi, l’infermeria, le residenze delle maestre e i vari servizi. La cucina è collegata alla cantina e alla dispensa da una scala interna e un locale intermedio la collega al refettorio.

La colonia ogni anno, poteva accogliere, in due turni estivi, fino a 400 ragazzi figli di dipendenti della Dalmine dai 6 ai 12 anni, a spese della Pro Dalmine, anche per quanto riguardava il vestiario. Se nel 1930, prima della costruzione della colonia, i bambini ospitati a Castione della Presolana erano stati solo 42, nel 1933, primo anno di funzionamento del nuovo edificio, erano stati 245, e 348 nel 1938. Fino al 1972 il registro delle presenze testimonia una sempre costante ospitalità che, negli anni a seguire, si sfilaccerà, fino a cessare del tutto nel 1986 quando il modello pedagogico delle colonie, a base di disciplina e carboidrati, entra in crisi. La giornata dei ragazzi era caratterizzata da cure climatiche, educazione fisica e momenti ricreativi. Ricordi di ragazzi: “ho passato tre estati in quella colonia e ho ricordi bellissimi, nonostante la nostalgia per la famiglia, il posto era talmente accogliente che le giornate passavano in fretta giocando e correndo in lungo e in largo nella pineta e facendo bellissime passeggiate nella mitica valle dei mulini”.

Dagli anni ottanta si sono sprecate le ipotesi di recupero della struttura: da casa di riposo a struttura alberghiera, passando per gioiello del fitness a centro di formazione professionale fino a struttura socio sanitaria e ricreativa. E’ rimasto solo il ricordo di file di pullman, frotte di bambini vestiti di rosso e blu che per tre mesi animavano la vita del paese. Il destino della colonia Dalmine sembrava quello di ospitare l’istituto alberghiero o un campus per tutte le università lombarde o una “summer school”: ad oggi nulla. Solo il tempo ci dirà cosa ne verrà fuori. (Facocetti)


Colonia alpina “Mario Garibagni” alla Presolana, anche Colonia Montana Dalmine
Castione della Presolana (BG)
Coordinate 45.91157, 10.04086