Il Post

Secondo una statistica, un individuo medio di un paese occidentale trascorre il due per cento della sua vita  in un supermercato (Andrew e Geoffrey Randall, 1999) e sembra che oggi non si possa scrivere di supermercati senza evocare la vulgata apocalittica sulla mercificazione.

Per Sklovskij la funzione dell’arte è di farci di nuovo percepire nella sua ricchezza di dettagli ciò che ormai ignoriamo per abitudine: la vita quotidiana, gli oggetti che ci circondano son o il sale dell’arte(Sklovskij, 1929).

Di fronte al supermercato, tuttavia, la percezione non solo è spuria in quanto ideologicamente orientata, ma è anche del tutto anomalo nei suoi risultati. Così in uno spazio dove dominano la mediazione, l’informazione, la confezione, l’obiettivo utopico di un’esperienza immediata del reale, appare quasi improponibile.

Ben prima di queste complicazioni postmoderne, però, il supermercato è un luogo esemplare per la sua prosaicità. Dopo tutto, la sua invenzione è figlia della necessità economica, del bisogno di abbassare i prezzi, risparmiando sul lavoro dei commessi e giovandosi di economie di scala.

Ai limiti della legalità due rappresentazioni del supermercato e delle persone che lo popolano: “Fidati!” e “Domenica siamo aperti!“.

 

Fidati! – 2015

 

Domenica siamo aperti! – 2015

 

“Più alta è la pila, più basso il prezzo”: Lo slogan del primo supermarket – il King Kullen ubicato in un ex garage di 560 mq nel Queens, a New York, nel 1930 – è «Pile it high. Sell it low» («più alta è la pila, più basso il prezzo»). Il nome evoca il successo cinematografico del momento, King Kong, ribadendo che quel che conta sono le dimensioni e la quantità dei prodotti.