Colori

Colonia montana: Ferrovieri

Nell’ottobre del 2018 all’età di 89 anni, se n’è andata la signora Adele Valtolina, vedova di Benedetto Vergottini – con il quale è stata per lunghi anni custode della colonia dei ferrovieri di Ballabio. “I miei genitori hanno lavorato per la colonia OPFS (Opera di Previdenza Ferrovie dello Stato) per ben 35 anni” – racconta Gianpiero, uno dei tre figli della coppia. “Papà era addetto, nei mesi invernali, alla manutenzione dell’area verde D’estate, quando la colonia era attiva con i bambini, lui era un tuttofare: faceva varie riparazioni, controllava il cancello, apriva e chiudeva le macchine… Mia mamma invece si occupava della portineria. Mio padre è stato assunto nel 1964 ed è andato in pensione nel 1999″.

Dal 1934 era stata affidata all’OPFS la gestione delle colonie estive delle FS, nel tempo diventarono diciotto: sei montane e dodici marine. Tra quelle montane c’era appunto la colonia Ferrovieri di Ballabio (le altre montane a Limone, Pian di Doccia, Acerno, Gambarie, Ficuzze e quelle marine a Cervia, Bellaria, Riccione, Senigallia, Porto San Giorgio, San Menaio Garganico, Marina di Pisa, due a Calambrone, San Terenzio di Lerici, Castellammare di Stabia, Golfo Aranci).

La colonia di Ballabio oggi è un immobile tenuto chiuso da troppi anni, di proprietà di un soggetto privato che l’ha lasciata così, in attesa di una improbabilissima vendita o di una destinazione profittevole. Che puntualmente non si è mai presentata.

Colonia montana Ferrovieri Milano “Alessandro Mussolini”, nota anche come Colonia Opera di Previdenza Ferrovia dello Stato
Ballabio (LC)
Coordinate 45.89884, 9.4264

Colonia montana: Costanzo Ciano

La struttura fu realizzata tra il 1930 e il 1935 dalla gioventù italiana Littorio. Nel luogo dove ora sorge il CFPA funzionò, negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, una Colonia climatica alpina della Federazione fascista. Dopo l’8 settembre 1943, con l’avvento della R.S.I., l’edificio divenne caserma della G.N.R. con un presidio di 30/40 militi che controllavano la Valvarrone e la Valsassina. Nel 1944 ci fu una consistente presenza di formazioni partigiane della 55° Brigata Rosselli che il 13 settembre 1944 attaccarono la caserma e la costrinsero alla resa. Finita la guerra, la struttura rimase abbandonata fino al 1957.

​Grazie alla volontà dell’allora amministrazione comunale, fu ricostruita interamente con i fondi della legge sui danni di guerra. Nel 1972 la proprietà passò alla regione che la rese un Centro di Formazione Alberghiera, rendendola un’istituzione prestigiosa e un punto di riferimento nel sistema formativo alberghiero della regione.


Colonia alpina “Costanzo Ciano”
Casargo (LC)
Coordinate 46.05313, 9.39324

Colonia montana: La Roccolina

La colonia “La Roccolina” (o “Mauri”) è a Cortenova, in provincia di Lecco, alle pendici della Grigna e gode di un incantevole panorama sul territorio. Oggi l’antica colonia è la sede della Scuola Primaria “Giovanni Bellomi”.


Colonia alpina “La Roccolina”, nota anche come Colonia alpina “P. Mauri”
Cortenova (LC)
Coordinate 45.99562, 9.38582

Colonia montana: Sciesopoli

Oggi Sciesopoli è un luogo della memoria abbandonata.

La Brigata ebraica, che faceva parte dell’esercito inglese, aveva setacciato l’Europa dell’Est devastata per raccogliere e portare in Italia i bambini sopravvissuti alla Shoah. Bisognava curarli, farli mangiare, insegnargli una lingua comune, l’ebraico. Racconta lo storico milanese Marco Cavallarin: “La comunità ebraica di Milano, i pochi che erano rimasti, chiese un posto per raggrupparli. Ferruccio Parri, con il prefetto Lombardi, e il sindaco Greppi, decise che c’era la colonia fascista di Sciesopoli, intitolata al patriota Amatore Sciesa”, la colonia più bella d’Europa, secondo la propaganda fascista. Piscina riscaldata, 17mila metri quadri di parco, sala cinema, dormitori con i lettini bianchi, tutti in fila. Era rimasta vuota, “mandiamoli lì”. Così il gioiello del regime era diventato il rifugio delle sue vittime, uno scherzo del destino. La colonia venne affidata alla Brigata ebraica, che riciclò la struttura e ci mise i suoi, di bambini.

Il Comune di Selvino, duemila abitanti, sta facendo una battaglia per salvarlo assieme a Cavallarin e ad alcuni di quei bambini. Tutti rimpatriati nel ’48 nell’unica patria che poteva accoglierli: Israele. Nei kibbutz si sono sposati, hanno avuto figli e poi nipoti e ogni tanto – l’ultima volta nel 2015 – alcuni di loro sono risaliti per questa strada a tornanti, sono arrivati al cancello, l’hanno aperto e si sono messi a ridere e ad abbracciarsi, ricordando che qui è cominciata una vita nuova.

Negli anni successivi, la colonia è stata usata dal Comune di Milano per altri bambini sfortunati, poi nel ’90 è finita all’asta e nelle mani di un’immobiliare che ci voleva fare un albergo. Progetto fallito, tutto è finito ai rovi. Nel campo di calcio sono cresciuti gli alberi, la piscina è interrata. Dentro, rottami e vetri rotti, “hanno rubato tutto, lavandini e termosifoni, ma è ancora un posto meraviglioso”, dice Aurora Cantini, poetessa che vive su questo altopiano.


Colonia Fascista “Sciesopoli”, anche Pio Istituto di Santa Corona, anche Istituto Climatico Permanente
Selvino (BG)
Coordinate 45.79131, 9.7544

Colonia montana: Dalmine

La decisione di costruire un apposito edificio come colonia alpina a Castione della Presolana maturò nel 1930 avendo come obiettivo la salute dei bambini e quando la Società Dalmine ritenne ormai insufficiente ospitare i figli dei dipendenti presso altri istituti. Viene pertanto acquistato a Castione della Presolana un terreno coperto quasi completamente da una pineta e sul quale sono presenti due fabbricati. La Dalmine si era così assicurata la balconata più panoramica.

L’incarico di progettare la nuova colonia è affidato all’arch. Giovanni Greppi (1884-1960), la cui creatività è però ostacolata dal problema del contenimento dei prezzi. L’edificio viene completato e inaugurato solo il 9 luglio 1933 e intitolato alla memoria di Mario Garbagni, presidente della Società da poco deceduto. La nuova colonia si compone di un imponente edificio a quattro piani, che racchiude 55 locali su un’area di 750 mq con un volume di 12.000 mc. La parte di maggior importanza però è rappresentata sicuramente dai giardini, circondati da una pineta e pascoli per 34.000 mq. Il fabbricato si compone di una grande rotonda di testa, dalla sala riunione e sala per attività ricreative, e di un corpo rettangolare, dove sono collocati i dormitoi, l’infermeria, le residenze delle maestre e i vari servizi. La cucina è collegata alla cantina e alla dispensa da una scala interna e un locale intermedio la collega al refettorio.

La colonia ogni anno, poteva accogliere, in due turni estivi, fino a 400 ragazzi figli di dipendenti della Dalmine dai 6 ai 12 anni, a spese della Pro Dalmine, anche per quanto riguardava il vestiario. Se nel 1930, prima della costruzione della colonia, i bambini ospitati a Castione della Presolana erano stati solo 42, nel 1933, primo anno di funzionamento del nuovo edificio, erano stati 245, e 348 nel 1938. Fino al 1972 il registro delle presenze testimonia una sempre costante ospitalità che, negli anni a seguire, si sfilaccerà, fino a cessare del tutto nel 1986 quando il modello pedagogico delle colonie, a base di disciplina e carboidrati, entra in crisi. La giornata dei ragazzi era caratterizzata da cure climatiche, educazione fisica e momenti ricreativi. Ricordi di ragazzi: “ho passato tre estati in quella colonia e ho ricordi bellissimi, nonostante la nostalgia per la famiglia, il posto era talmente accogliente che le giornate passavano in fretta giocando e correndo in lungo e in largo nella pineta e facendo bellissime passeggiate nella mitica valle dei mulini”.

Dagli anni ottanta si sono sprecate le ipotesi di recupero della struttura: da casa di riposo a struttura alberghiera, passando per gioiello del fitness a centro di formazione professionale fino a struttura socio sanitaria e ricreativa. E’ rimasto solo il ricordo di file di pullman, frotte di bambini vestiti di rosso e blu che per tre mesi animavano la vita del paese. Il destino della colonia Dalmine sembrava quello di ospitare l’istituto alberghiero o un campus per tutte le università lombarde o una “summer school”: ad oggi nulla. Solo il tempo ci dirà cosa ne verrà fuori. (Facocetti)


Colonia alpina “Mario Garibagni” alla Presolana, anche Colonia Montana Dalmine
Castione della Presolana (BG)
Coordinate 45.91157, 10.04086

日本 (di Ninja e Sam)

Diceva Yoda: “Sempre due ci sono… Né più né meno… Un Maestro, e un Apprendista”. A volte gli apprendisti sono due: Ninja e Sam alla macchina fotografica, io alla post-produzione cercando di interpretare al meglio i loro lunghi e appassionati racconti: il Giappone.

Il campo

Un campo, da qualche parte della bassa lodigiana. Per un anno una o due foto al giorno…

Lodi a colori

Lodi – fondata il 3 agosto 1158 da Federico Barbarossa, in seguito alla distruzione dell’antico borgo di Laus Pompeia, già municipium romano, sede vescovile e libero comune – è tra le città d’arte più belle della Lombardia.  Queste sono il risultato di una “sfida” con gli alunni del corso di fotografia del CFP – Circolo Fotografico Paullese: raccontare Lodi con tre trittici…

Muzza, ottobre

Il mese era ottobre, un mese di giorni che si accorciavano, ma di luce dorata dall’alba al tramonto. Non rimaneva molto tempo prima dell’arrivo dell’inverno.
Elisabeth de Waal

Ritratti

Peschiera Borromeo, Milano. Sede dell’AUSER (acronimo di Autogestione Servizi, ma oggi si dice Associazione per l’invecchiamento attivo). Sabato pomeriggio. Se immaginate di trovare un gruppo di vecchietti e vecchiette spenti e un po’ fuori non avete mai frequentato una sede dell’AUSER, in particolare quella di Peschiera. Questi ragazzi hanno spirito da vendere e tra soli ventiquattro anni andrò in pensione e mi iscriverò anche io!

Questi ritratti raccolgono volontari, insegnanti e alunni che parteciperanno ai corsi e alle iniziative della stagione 2018-2019. Buon lavoro a tutti!

Muzza, settembre

Nel 1218, terminate le varie guerre presso la città di Lodi, Federico II assegna le Acquae Mutiae ai lodigiani, i quali attorno al 1200 iniziarono la costruzione della parte del canale a valle di Paullo.

Un progetto CHIPs.

Frequently Readers

Chi frequenta le biblioteche italiane, e perché?

Sono oltre 8 milioni gli italiani che frequentano le biblioteche in Italia, soprattutto i più giovani e le donne. Oltre alle attività tradizionali, come prendere in prestito un libro, leggere e studiare o raccogliere informazioni, c’è anche chi sceglie la biblioteca per incontrare gli amici.

Colonia marina: Primavera

Le colonie della Riviera Romagnola rappresentano la pietra miliare dello sviluppo turistico delle località Romagnole, tanto che a loro si deve il ruolo di aver permesso la “scoperta del mare” a generazioni di italiani che fino ad allora avevano paura del mare. Lungo i 70 km della costa adriatica sono circa 246 le colonie, di cui almeno i 2/3 oggi sono edifici inutilizzati e abbandonati al degrado.

Questa è la colonia Primavera in Riccione costruita nel 1939.

Colonia marina “Primavera”
Riccione (RN)
Coordinate 44.01825, 12.6386

Colonia marina: Reggiana

La Colonia Marina “Reggiana” si chiamava “Amos Maramotti” e fu costruita in soli tre mesi, nel 1934, su progetto dell’ingegner Costantino Costantini. E’ composta di tre corpi di fabbrica, sfalsati e disposti in diagonale rispetto all’andamento della costa, così da avere i prospetti maggiori orientati verso Est e verso Ovest, secondo l’asse eliotermico, come prescritto dalle norme igienico sanitarie della tipologia edilizia.

I padiglioni, che si sviluppano su tre piani, sono congiunti da due corridoi e da tre corpi scala semicircolari aggettanti risolvono i collegamenti verticali. I due padiglioni adibiti a dormitori hanno ampie finestre a sviluppo orizzontale che corrispondono alle grandi camerate, con balconate affacciate verso il mare. Gli ambienti di servizio, attestati sui lati corti, sono contraddistinti da finestre circolari di gusto navale. Il corpo d’ingresso, che ospita il refettorio, presenta gli unici elementi di differenziazione: il tetto piano terrazzato e una balconata ricavata dall’arretramento dell’ultimo piano, rivolta non verso il mare ma verso il piccolo giardino retrostante.

L’architettura viene data un’interpretazione rigorosamente funzionale, che opera una estrema semplificazione e riduzione degli elementi compositivi razionalisti. Costruita in cemento armato antisismico, ha la caratteristica, grazie al suo impianto planimetrico, di permettere ogni eventuale ampliamento addizionando semplicemente nuovi copri di fabbrica, senza stravolgere il disegno generale.

Colonia marina “Amos Maramotti”, anche Colonia marina Reggiana o Centro Vacanze Reggio Emilia
Riccione (RN)
Coordinate 44.02164, 12.63478

Colonia marina: Carpi

Questa è la colonia Carpi in Riccione: un modesto edificio degli anni Trenta che si trova all’angolo tra via D’Annunzio e il fiume Marano.

Colonia marina “Adriatica Soliera Carpi”
Riccione (RN)
Coordinate 44.01978, 12.63651

Colonia marina: Bolognese

La colonia Bolognese in Rimini, commissionata dalla Federazione dei Fasci di Combattimento di Riccione, inaugurata il primo agosto 1932 e terminata nel 1934, cessa la sua attività nel 1977. Durante i 45 anni di attività assume tre denominazioni diverse: Decima Legio (nome del Fascio di Bologna) dal 1932 al 1945; Colonia Marina Bolognese dal 1947 al 1959; Colonia Marina Bolognese Cardinal Lercaro dal 1960 al 1977. Progettata dall’Ingegnere Ildebrando Tabarroni, ora versa in stato di abbandono.

La Colonia comprende un fabbricato centrale che si eleva su tre piani, dove al piano terra trovano posto la cucina ed i servizi inerenti, al piano rialzato gli uffici di direzione ed amministrazione, ed al piano superiore le infermerie. Il fabbricato centrale divide i due reparti per maschi e per femmine. Ogni reparto comprende due padiglioni a tre piani, dove al piano terra vi sono i bagni di pulizia per entrambi (in tinozza ed a doccia), ed i locali ad uso guardaroba, stireria, magazzino, oltre ai refettori nel lato verso mare; al piano rialzato trovano posto i locali di soggiorno e di ricreazione, dove si raccoglievano i bambini durante le giornate di cattivo tempo quando cioè non sarebbe possibile ed opportuno tenerli sulla spiaggia. I dormitori sono suddivisi fra gli ultimi due piani. Fra i due padiglioni menzionati, tanto nel reparto maschile che in quello femminile, opportunamente isolato, ma comunicante coi padiglioni mediante una galleria coperta, si trova un piccolo fabbricato dove trovano posto le latrine, i lavabi, i locali di servizio e del personale.

Colonia “Decima Legio”, anche “Bolognese”, anche “Cardinal Lercaro”
Rimini (RN)
Coordinate 44.02573, 12.62982

Colonia marina: Casa del Bimbo

La colonia Casa del Bimbo in Riccione rientra nel complesso delle ex colonie abbandonate nel confine tra Riccione e Rimini. Era sede delle colonie marine delle società telefoniche Stipel, Telve e Timo. Costruita tra il 1950 e il ’53 l’edificio si sviluppa su quattro piani e poteva ospitare 120 bambini. La superficie coperta di 830 mq. è collocato in un’area molto ampia di 3.575 mq. Negli ultimi anni l’edificio è spesso finito nelle cronache dei giornali perché rifugio di senzatetto e per gli atti criminosi che si sono consumati al suo interno.

Un progetto del Comune di Riccione del 2003 prevedeva la sua trasformazione per attività turistiche. Ad oggi nulla di fatto.

Colonia Casa del Bimbo
Riccione (RN)
Coordinate 44.02345, 12.63136

Via Lattea

Nella mitologia classica la Via Lattea nacque dalle gocce del latte fuoriuscito dal seno di Era, mentre allattava Eracle. Zeus, approfittando del sonno della dea, attaccò al seno suo figlio Eracle, avuto con la mortale Alcmena, perché solo succhiando dal petto della madre degli dei, il semidio avrebbe potuto ottenere l’immortalità. Il figlio di Zeus però, agguantò un seno della dea con troppa forza, svegliando la dea e, facendo schizzare parte del latte verso il cielo, creando così la Via Lattea.

Lodi, S. Agnese

La chiesa di Sant’Agnese a Lodi fu costruita a partire dal 1351 all’interno del monastero degli Agostiniani, ordine dedito agli studi e molto vicino al Papa. Dopo la soppressione di tale ordine decretata il 23 giugno 1798 dalla Repubblica Cisalpina, la chiesa divenne “sussidiaria” di quella di San Lorenzo.

L’interno è a tre navate di pari altezza, con volte a crociera rette da pilastri cilindrici in mattoni. La struttura, tipicamente “a sala” (“Hallenkirche”), è ancora quasi completamente integra, mentre questo non vale per le opere pittoriche tardogotiche che erano presenti sulle pareti.

L’opera pittorica più importante conservata nella chiesa è sicuramente il Polittico Galliani (1520) di Alberto Piazza, che in origine doveva essere la pala dell’altare maggiore, e in seguito venne collocata nella prima cappella della navata destra.

Cerreto

L’abbazia del Cerreto era un monastero cistercense posto nel territorio lodigiano, nell’attuale centro abitato di Abbadia Cerreto. Era dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Fu fondata nel 1084 dal conte Alberico da Cassino, come monastero benedettino e nel 1139 papa Innocenzo II la cedette ai cistercensi. A partire dal XVI secolo, a causa dello sviluppo del centro abitato circostante, la chiesa abbaziale assunse anche le funzioni di parrocchiale, dedicata all’Assunzione della Beata Vergine Maria. L’abbazia fu soppressa in età napoleonica, nel 1798. La chiesa continua a fungere da parrocchiale.

Crescenzago

L’abbazia di Santa Maria Rossa in Crescenzago, da non confondere con la Chiesa di Santa Maria la Rossa alla Conca Fallata, è un antico edificio di culto di Milano situato in via Domenico Berra nel quartiere di Crescenzago alla periferia nord-orientale della città.

Fu in realtà fondata come canonica attorno all’anno 1140 dall’arcivescovo Robaldo (1136-1146) sul sito di una preesistente cappella dedicata a Maria Vergine. Essa infatti non ospitava monaci bensì sacerdoti (canonici regolari) che sotto la guida di un preposto conducevano vita comune.

Casoretto

L’abbazia di Santa Maria Bianca della Misericordia in Casoretto nella periferia nord orientale di Milano in piazza San Materno.

Sorse nel Quattrocento per volere del nobile Pietro Tanzi, che nella dedica la distinse con l’aggettivo “Bianca” per distinguerla da altre chiese dedicate alla Vergine e sorte nel medesimo periodo: la chiesa di Santa Maria Nera, detta di Loreto, vicino l’odierno piazzale omonimo, e la chiesa di Santa Maria Rossa a Crescenzago. La scelta del bianco pare legata al colore della veste della Vergine nell’affresco che la ritrae all’interno.

İstanbul: karanlik ve Isik

Una serie di fotografie su Istanbul, che catturano la città turca di notte, illuminata dalle luci sue luci, la città sembra avvolta da un’atmosfera surreale. Le luci potrebbero essere quelle di un set cinematografico. L’obiettivo di Federica, secondo le sue parole, non è tanto quello di narrare, quanto di dare ai suoi spettatori degli spunti per costruire una storia con l’immaginazione.

Visto che io non ci sono mai stato ma mia moglie è di casa in quei posti lontani… non rimane che fare un lavoro in coppia: lei scatta, io seleziono e post-produco cercando di interpretare al meglio i suoi lunghi e appassionati racconti. Ecco quel che ne è nato: 10 fotografie.

PS “İstanbul: karanlik ve Isik“, ovvero Istanbul: oscurità e luce.

İstanbul: kapalı çarşı

Il Grande Bazar d’Istanbul, in turco Kapalı çarşı, lett. “Mercato coperto” ma anche Büyük Çarşı ossia “Grande mercato” è uno dei più grandi e antichi bazar del mondo: con le sue 61 strade coperte e i più di 4000 negozi, attrae in media dalle 250,000 alle 400,000 visitatori al giorno.

Visto che io non ci sono mai stato ma mia moglie è di casa in quei posti lontani… non rimane che fare un lavoro in coppia: lei scatta, io seleziono e post-produco cercando di interpretare al meglio i suoi lunghi e appassionati racconti. Ecco quel che ne è nato: 10 fotografie.

PS “İstanbul: kapalı çarşı“, ovvero Istanbul: mercato coperto.

Il fontanile Rile e il suo bosco

L’area rientra in un piccolo bosco di enorme pregio: quercia farnia, carpino bianco, lacero campestre, ciliegio selvatico e soprattutto l’olmo minore qui abbondante e in buone condizioni. Ma ancora: robinia, sambuco, nocciolo, sanguinella, prugnolo, melo selvatico, cappello di prete, salice grigio.

Lo strato erbaceo è piuttosto ricco e tra le specie più abbondanti si annoverano la pervinca minore, la viola bianca, la viola mammola, l’ortica, l’equiseto, il favagello, il campanellino.

Il fontanile Rile presenta caratteristiche ambientali di grande rilievo ed è tra i fontanili più interessanti del Parco Agricolo Sud Milano. Ciò che stupisce maggiormente è il consistente flusso e la limpidezza dell’acqua, costante tutto l’anno, con una temperatura di uscita che si aggira sempre intorno ai 6-8 gradi. L’area, attualmente non attrezzata per le visite, non è facile da visitare per noi cittadini pigri, ma se trovate la forza di infilarvici dentro scoprireste come appariva un tempo la pianura padana.

İstanbul: Hatıralar ve Şehir

Secondo un aneddoto, il nome attuale deriverebbe da una circostanza curiosa: quando i turchi alla conquista dell’Anatolia chiedevano ai greci dove fosse “la città” ricevevano come risposta, senza capirne il significato Isten polis, cioè “quella è la città”, che finì per diventare il nome equivocato di Costantinopoli.

Visto che io non ci sono mai stato ma mia moglie è di casa in quei posti lontani… non rimane che fare un lavoro in coppia: lei scatta, io seleziono e post-produco cercando di interpretare al meglio i suoi lunghi e appassionati racconti. Ecco quel che ne è nato: 15 fotografie.

PS “İstanbul: Hatıralar ve Şehir“, ovvero Istanbul: Promemoria e Città

Oratorio: all’opera

La galleria dei volontari della festa 2018 dell’oratorio Frassati di Paullo.

Un progetto CHIPS con Hipstamatic.

Il bosco del Carengione

Il Carengione è quella zona umida di boschi e di campi, attraversata da rogge e fontanili, che sta nel centro del territorio di Peschiera Borromeo, tra le frazioni di Bettola, Mezzate e San Bovio. Il bosco del Carengione è formato da essenze tipiche della pianura lombarda: ontani, robinie, pioppi, salici, farnie (un tipo di quercia), carpini; i filari di arbusti vedono sambuchi, biancospini, noccioli.

Acqua cheta

Passa acqua cheta
Sotto il ponte sospeso
Come il respiro

(Sandra Palmisano, 108 haiku)

Tutti al mare

Da Milano a Scerne di Pineto, in treno per passare un giorno al mare…

Un progetto CHIPS con Hipstamatic.

Strade urbane /3

La diversità e la molteplicità delle prospettive e dei punti di vista, nella società odierna, richiede un’attenzione particolare. Siamo sicuri di osservare quello che è davanti a noi a Paullo?

Un progetto CHIPS con Hipstamatic.

Mirasole

Mirasole è un’abbazia della prima metà del XIII secolo. Era una delle cascine-abbazie tenute dall’ordine degli Umiliati, che si dedicavano alla coltivazione dei campi e alla fabbricazione di panni di lana.

Il complesso si articola intorno ad una corte, con l’ingresso sormontato da una torre duecentesca, su cui si affacciano i laboratori e gli edifici agricoli, il chiostro quattrocentesco presenta un porticato scandito da archi e colonne in pietra.

La facciata della chiesa, rivolta a sud, simbolicamente, suggerisce lo sguardo rivolto a Cristo, come sole della vita. L’interno, a navata unica, presenta nel presbiterio una volta affrescata con le figure dei quattro Evangelisti, mentre sulla parete di fondo troviamo la Santissima Trinità, circondata da angeli, e la Vergine Assunta. Sul lato est troviamo una cappella dedicata alla Natività della Vergine.

Morimondo

Fu dall’opera dei monaci cistercensi qui insediatisi dal XII secolo che l’intero abitato di Morimondo ebbe origine e si sviluppò nei secoli. L’abbazia è un esempio di architettura cistercense già evoluta verso lo stile gotico, com’è sottolineato dall’uso della volta a crociera ogivale, che può creare anche campate rettangolari. Infatti nella navata centrale, esse non sono a base quadrata, ma rettangolare, e ad ognuna di esse corrisponde una campata quadrata nelle navate laterali aumentando perciò il senso di verticalità. Inoltre la grandezza di Morimondo è dovuta alla presenza di ben otto campate, diversamente dalle chiese abbaziali precedenti normalmente più piccole. Ma la maestosità della chiesa di Morimondo è data anche dalla totale essenzialità, e dal senso di ordine dei mattoni a vista. Il Rinascimento ed il Barocco non hanno alterato lo stile e l’ordine del XII secolo.

Monluè

Di origini antichissime (era detto Mons luparium o “monte dei lupi”), ospitò dal XIII al XVI secolo un monastero dei frati umiliati, e successivamente si tramutò in una cascina agricola. Questo complesso venne fondato nel 1267 dagli Umiliati di santa Maria di Brera: una cascina a corte chiusa con gli edifici monastici e i rustici agricoli, circondati da prati. Oltre il borgo nel suo assieme, di rilievo particolare la piccola abbazia di San Lorenzo.

StEgid

La piccola cappella di St. Egid nei pressi di Sankt Michael mi Lunga è facilmente raggiungibile. Una piccola nota sull’albero (con panchina) dell’ultima fotografia: questo raro acero di monte gigante (20 metri di altezza, 4 metri di circonferenza) di oltre 100 anni è un monumento naturale nazionale austriaco. Ai suoi piedi il Salzburger Berg e il Nature Watch Lunga hanno “nascosto” un Geocache.

Un progetto CHIPS.

St. Leonhard

La chiesa gotica di San Leonardo a Tamsweg già nel Medioevo faceva parte delle chiese più visitate del territorio nazionale austriaco. Quando a luglio del 1478, i primi turchi raggiunsero il Lungau, la chiesa di San Leonardo fu protetta con una fortificazione. La chiesa è tappa del Leonhardsweg (Cammino di San Leonardo) che collega Salisburgo a Gurk.

Un progetto CHIPS.

Calvenzano

La basilica è stata costruita sul finire dell’XI secolo da monaci appartenenti all’Ordine Benedettino di Cluny e ciò che noi attualmente vediamo copre altre due chiese che sono state costruite in tempi precedenti: un luogo ricco di storia difficile da fotografare. Dopo anni di incuria e’ stata riportata parzialmente al suo antico splendore. Del complesso monasteriale rimane traccia negli edifici che le stanno attorno, oggi residenze private.

Chiaravalle

L’abbazia di Chiaravalle fu fondata nel 1135 da san Bernardo di Clairvaux. Ricca di storia e rifacimenti, ha trovato pace con il ritorno dei cistercensi nel 1952. La torre notare – di forma ottagonale – ospita la più antica campana montata a sistema ambrosiano, viene chiamata nel dialetto milanese “Ciribiciaccola”, e in un’antica filastrocca dialettale se ne parla così:

« Sora del campanin de Ciaravall
gh’è una ciribiciaccola
Con cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt
var pusse’e la ciribiciaccola che i soo cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt?
quant i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt voeren ciciarà con la ciribiciaccola
la ciribiciaccola l’è pronta a ciciarà con i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt
la ciribiciaccola la ciciara i ciribiciaccolitt ciciaren
ma la ciciarada de la ciribiciaccola l’è pusse’e lunga de quela de i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt »

Viboldone

L’abbazia di Viboldone è situata a Viboldone, frazione della città di San Giuliano Milanese, in provincia di Milano. Fu fondata nel 1176 e completata nel 1348 dagli Umiliati, un ordine religioso formato da monaci, monache e laici che, attorno all’attuale chiesa, conducevano vita di preghiera e di lavoro. Nel 1940 il cardinale Ildefonso Schuster, dopo anni di abbandono, ha offerto l’abbazia a una comunità di religiose benedettine di Priscilla.

Muzza, tra cielo e acqua

Canale Muzza. Dopo le versioni mattutina (Acqua e prati), pomeridiane (Memories e Muscia) senza dimenticare qualche Dittico analogico, le Visioni Diurne e i Presentimenti, la versione serale del canale caro ai paullesi.

Muscia (Muzza)

La Muzza, in lombardo Muscia (si pronuncia mu:sa), in quel di Villambrera a Paullo.

Trittici marini

Cinque mini-progetti sviluppati in una sola giornata a Scerne di Pineto in un fazzoletto di lungomare, a dimostrazione che si può fare tanta fotografia senza dover immaginare di attraversare il mondo…

Frutta e verdura

Tutto ha inizio intorno ad una mela, ma Adamo ed Eva non fanno parte di questo progetto. Un semplice esercizio di still-life minimalista.

Muzza, acqua e prati

Si dice se si soffre di insonnia bisogna cercare un prato e camminarci sopra a piedi nudi. Io l’ho fatto un giorno di giugno tra le cinque e le sei del mattino…

Un progetto CHIPS con Hipstamatic

Vicino & Lontano

La diversità e la molteplicità delle prospettive e dei punti di vista, nella società odierna, richiede un’attenzione particolare. Siamo sicuri di osservare quello che è davanti a noi?

Un progetto CHIPS con Hipstamatic.

Sulla Spiaggia

Spiriti che vagano lungo la riva, fragili individui esposti al vento, eppure sempre accarezzati e riscaldati dalla luce del sole.

Un progetto CHIPS con Hipstamatic.

Murmuri di mare

Alla ricerca del mare, dalla strada alla spiaggia, ascoltando il rumore delle onde.

Un progetto CHIPS con Hipstamatic.

Dittici analogici

“La pellicola è finita, il digitale sarà sempre meglio” è una boiata pazzesca. Riscoprire la pellicola dopo tanti anni permette di riscoprire ritmi più lenti.

Per gli amici di P-Lomo Ispirazioni analogiche una serie di dittici da… pellicola.

Red Landscapes

Un progetto CHIPS con Hipstamatic.

Dystopian Sunrise

Inseguire il sole immaginando una futura alba post apocalittica.

Un progetto CHIPS con Hipstamatic.

Dystopian Sunset

Inseguire il sole immaginando un futuro tramonto post apocalittico.

Un progetto CHIPS con Hipstamatic.

Muzza, presentimenti

P-Lomo Ispirazioni analogiche: tre dittici da pellicola istantanea, lungo il Canale Muzza a Villambrera.

Alumni 2016

Le alunne e gli alunni del Corso di Fotografia di Base del CFP – Circolo Fotografico Paullese, tenuto in ottobre e novembre 2016 ripresi nella serata dedicata al ritratto.

Wrong Direction

Su e giù per la pianura fino all’Appennino ligure, al confine fra il territorio dell’Oltrepò Pavese della valle Staffora e il Piacentino della val Trebbia e val Tidone.

Ascensus

Ascendere al cielo lasciandosi alle spalle strade e città, fino in cima alla montagna.

Spring and bike

Un classico per i paullesi: il giro in bicicletta tra campagna e canale Muzza. Un tentativo di raccontare con fotografie un luogo già visto mille volte.

Alumni 2015 – Colori

Le alunne e gli alunni del Corso di Fotografia di Base del CFP – Circolo Fotografico Paullese, tenuto in ottobre e novembre 2015 ripresi nella serata dedicata al ritratto. Sorridenti e a colori.

Pöllatal e Lungau

Due valli tra Carinzia e Salisburghese divise (e collegate) dal Katschberg nell’Austria meridionale.

Il cielo sopra

Ormai è raro vederlo e poterlo apprezzare, ma il cielo sopra di noi non può non ricordarci che siamo piccola cosa nell’universo.

Salvataggio

Timidi e pudici quasi tutto l’anno, ma quando il sole spacca le pietre non resistiamo: tutti quasi nudi a bordo piscina. Solo il bagnino resiste in maglietta.

Caffè Doppio

Giovani. Aitanti. Affascinanti. I “ragazzi” di Caffè Doppio rappresentano il meglio della gioventù paullese. Il futuro è nelle vostre mani.

Baden-Württemberg

Tra il Reno, il Danubio e il Neckar, il fascino romantico delle Foresta Nera nel cuore della Germania.

Fabbrica

Fabbrica: dal latino FABRICA, da FABER fabbro – Edificio, ossia luogo fabbricato; luogo dove si lavora o si fabbrica checchessia (in antico specialmente il ferro). Le fabbriche possono essere paragonate ad un essere vivente. Lo sviluppo tecnologico ha portato alla nascita di strutture sempre più automatizzate e alla morte di altre.

Questo luogo oggi non c’è più… Un pezzo di Paullo scomparso (e non ci manca!).

Großglockner Hochalpenstraße

47 km, 36 tornanti e 2.504 metri di dislivello. Già utilizzata in epoca antica la strada attuale è stata costruita negli anni trenta per soli scopi… turistici.